Ci prendiamo cura di chi si prende cura di te
Per noi di Jonix il concetto di prendersi cura è fondamentale: attraverso i nostri dispositivi e la nostra tecnologia lo facciamo da più di 10 anni, accompagnando il lavoro di strutture sanitarie, RSA e anche famiglie che assistono persone fragili.
Proprio grazie a tanti anni di esperienza in questo ambito abbiamo sviluppato un grande rispetto per una figura spesso troppo poco valorizzata: il caregiver, professionale o familiare. Persone che dedicano tempo, energie ed emozioni alla cura degli altri.
Il convegno a Exposanità
Per questo dedichiamo questo articolo a loro, ai caregiver, anche in occasione del convegno che il Dipartimento Scientifico di Jonix e Jonix Academy organizzano il 23 aprile all’interno di Exposanità (Bologna Fiere 22-24 aprile), con la collaborazione di Sente-Mente Modello, ASSIMAS, Anaste Comunicazione e ARCHADEMY, agenzia formativa. Un appuntamento dedicato a chi vive e lavora in RSA, per rivedere insieme il concetto di cura: dalla biochimica del benessere alle nuove connessioni neuronali, dal cambiamento delle abitudini all’uso delle tecnologie come strumenti di identità e narrazione.
Invisibili e indispensabili: i caregiver in famiglia
In ogni famiglia c’è una figura tanto importante quanto poco riconosciuta nel suo valore e soprattutto nella sua fatica. Parliamo di colei, perché il più delle volte si tratta di una donna, che, nel nucleo famigliare appunto, si prende cura dei più fragili, che siano bambini o anziani o malati.
Negli ultimi anni questo ruolo sta venendo, un po’ più riconosciuto e valorizzato: i caregiver, dunque, non sono solo figure professionali formate per questo tipo di lavoro, ma anche coloro che offrono il proprio tempo, energia mentale e fisica, dedizione per qualcuno che non è in grado di prendersi cura di se stesso, per vari motivi.
Forse usare una parola inglese per definirlo può far storcere il naso a qualcuno, ma secondo noi contribuisce adare un peso, un ruolo e quindi riconoscere quello che per molte persone è a tutti gli effetti un vero e proprio lavoro, anche se non retribuito, come avviene in famiglia.
È il figlio che accudisce il genitore anziano dopo una caduta, il coniuge che assiste il partner con una malattia cronica, la madre che si prende cura del figlio disabile o malato. Non lo si sceglie sempre deliberatamente: spesso ci si ritrova semplicemente a farlo perché si ama qualcuno, o perché nessun altro può farlo.
Cosa fa un caregiver?
Il caregiver si occupa di una persona cara che non è in grado di badare completamente a sé stessa, per via di malattia, disabilità, fragilità legata all’età o altri bisogni speciali.
Tra le sue attività quotidiane ci possono essere:
- Assistenza di base: aiutare a lavarsi, vestirsi, mangiare, muoversi
- Gestione dei farmaci: tenere traccia di terapie spesso complesse, orari, dosaggi, effetti collaterali
- Supporto medico: accompagnare alle visite, comunicare con i medici, coordinare i trattamenti
- Sostegno emotivo: essere presenti, ascoltare, offrire conforto e compagnia
- Gestione pratica e burocratica: documenti, assicurazioni, finanze, logistica
È un lavoro invisibile, raramente riconosciuto, spesso svolto in silenzio e quasi sempre sottostimato da chi non lo vive o lo ha vissuto in prima persona.
Se il caregiver non si prende cura di sé non può prendersi cura degli altri
Prendersi cura di chi si ama è un atto di grande generosità che può anche essere gratificante e motivante. Ma è anche fisicamente, emotivamente e mentalmente estenuante. Limita la vita sociale, può creare difficoltà economiche e, nel tempo, rischia di portare a quello che viene chiamato “burnout” del caregiver: uno stato di esaurimento causato dallo stress prolungato e dalla mancanza di cura verso sé stessi.
Quasi ogni caregiver lo sperimenta in qualche misura. Il problema è che spesso non se ne accorge fino a quando non è già in piena crisi.
I segnali possono comparire lentamente e possono essere::
- ansia persistente e preoccupazione costante
- irritabilità, impazienza, scatti di rabbia
- stanchezza che sembra inesauribile nonostante il sonno
- isolamento dagli amici e dalle attività che prima davano piacere
- sintomi fisici: mal di testa, dolori muscolari, disturbi del sonno, frequenti malattie
- sensazione di non avere più il controllo della propria vita
Il caregiver tende a dare più importanza alla condizione di chi tutela, che alla propria, ma on si può dare ciò che non si ha. Un caregiver esausto, malato, isolato non è in grado di offrire la qualità di cura che vorrebbe.
Pensa alle istruzioni di sicurezza che vengono spiegate quando si sta per decollare in aereo: in caso di emergenza l’adulto che ha un bambino al suo fianco viene invitato a indossare per primo la maschera di ossigeno perché solo così può essere sicuro di aiutare anche il piccolo. Vale anche per il caregiving.
Prendersi cura di sé, quindi, non è il contrario del prendersi cura degli altri. È la sua premessa.
Come prendersi cura di chi cura?
Esistono strategie concrete per prevenire e gestire il burnout che valgono sia per i caregiver professionisti che per quelli “informali”, famigliari. La cosa più difficile, ma allo stesso tempo più importante è provare a cambiare punti di vista su ciò che si dà per scontato:
Chiedere aiuto senza sensi di colpa. Non si deve fare tutto da soli. Delegare alcune mansioni a familiari, amici o servizi professionali è non solo lecito, ma necessario.
Fare delle pause. Anche dieci minuti di silenzio, una passeggiata, una telefonata con un’amica contano. Servizi di assistenza temporanea domiciliare o residenziale esistono proprio per permettere al caregiver di fermarsi per recuperare senza togliere cura al malato.
Condividere fa la differenza. Parlare con altre persone nella stessa situazione aiuta a sentirsi meno soli e a elaborare emozioni che, se tenute dentro, diventano stress cronico. Anche la consulenza psicologica è un fattore di benessere e cura di sè.
La propria salute è imprescindibile. Rispettare i propri appuntamenti medici, dormire regolarmente, mangiare bene e fare movimento non sonosuperfluo: sono condizioni necessarie per poter continuare ad aiutare qualcun altro. E questo ci porta al punto finale qui sotto, cioè dedicarsi a…
Creare ottimali condizioni ambientali: prendersi cura di qualcuno è complesso anche perché si ha a che fare con la fragilità, la malattia, il corpo nelle sue dimensioni più faticose. Gli odori, in particolare possono essere un elemento di forte disturbo, così come l’aria viziata in ambienti in cui non si possono aprire le finestre, è causa di sonnolenza, mal di testa, affaticamento generale. Predisporre un ambiente il più salubre possibile con aria costantemente pulita e purificata costituisce un grande contributo al benessere fisico e mentale sia di chi è in fragilità che di chi assiste. Per questo noi ti consigliamo Jonix Cube, l’unico purificatore che sanifica contemporanemente aria e superfici, elimina odori, inquinanti, virus e batteri dai tuoi spazi chiusi. Fa davvero la differenza, chi lo ha provato lo sa bene.