Un convegno intenso capace di aprire la mente e cambiare il modo di concepire il lavoro di cura: questo è quello che si è svolto a Bologna, durante Exposanità26, un evento nato dalla collaborazione tra Jonix e il progetto Sente-mente di Letizia Espanoli.

Gli spunti sono stati davvero tanti e pensiamo che possano essere di grande riflessione anche per i non addetti ai lavori, così iniziando da ora e per i prossimi mesi vi proporremo un condensato degli interventi

Con il dott. Antonio Maria Pasciuto abbiamo approfondito il concetto di biochimica relazionale secondo il quale le relazioni e l’ambiente non sono variabili di contorno, ma influenzano la qualità di vita a livello fisico e mentale perché favoriscono il rilascio di neurotrasmettitori come dopamina, ossitocina e serotonina.
In quest’ottica cambia anche il concetto di salubrità ambientale, che implica non solo assenza di inquinanti fisici (inquinamento indoor), ma anche presenza di condizioni virtuose che attivano circuiti neuroprotettivi. Gesti come il sorriso e l’empatia sono veri e propri “farmaci” naturali capaci di ridurre il cortisolo e potenziare il sistema immunitario sia in chi li compie che in chi li riceve.

La dott.ssa Anna Daccordo, psicoterapeuta, ha presentato la psicologia delle possibilità, un approccio innovativo che sposta il focus dal mero deficit cognitivo o fisico alla valorizzazione delle potenzialità residue, delle emozioni e della qualità della vita delle persone. Così dare la possibilità di effettuare micro-scelte quotidiane può dimezzare il tasso di mortalità, agendo come un farmaco salvavita contro l’impotenza appresa. La visione di chi lavora nelle strutture è passare dalla “gestione del declino” alla progettazione di contesti di vitalità, adottando una “mente da principiante” che sospende i giudizi clinici precostituiti per notare l’unicità e l’eccezionalità in ogni persona.

Sul fronte dell’innovazione, Aline Salla, gerontotecnologa, ha illustrato le possibilità offerte dalla tecnologia nel restituire voce e autonomia agli anziani, combattendo l’isolamento informativo e l’ageismo digitale. La tecnologia può essere un importante strumento per  la cura dei desideri e della narrazione personale, che possono trovare nuove e stimolanti vie, come la creazione di album fotografici o registrazioni vocali dei propri vissuti. Il principio fondamentale è che non è l’anziano a doversi adattare alla tecnologia, ma viceversa, rispettando i ritmi e la biologia dell’apprendimento adulto.

La dott.ssa Giusi Perna, specialista in neuropsicologia, ha puntato il focus sulla formazione, che, per essere efficace, deve essere esperienziale (learning by doing), basata su micro-moduli brevi e ripetuti, e capace di coinvolgere le emozioni per fissare il ricordo. È necessario lavorare sulle abitudini disfunzionali e sulle credenze dell’équipe, fornendo esperienze correttive pratiche che trasformino i gesti di cura quotidiani.

Infine, Letizia Espanoli ha fornito gli strumenti metodologici per mettere in pratica queste visioni, sottolineando che “la chiarezza precede la maestria”. Attraverso strumenti di leadership come i “sei perché” e le “domande di secondo livello”, i coordinatori possono superare le resistenze del team e i pregiudizi. Per misurare il successo, è indispensabile dotarsi di un “cruscotto di indicatori” che monitori non solo gli esiti, ma soprattutto le azioni di processo (es. procedure di accoglienza, revisioni post-caduta), rendendo il cambiamento oggettivabile e sostenibile nel tempo.

In conclusione, durante il convegno abbiamo voluto aprire  nuove direzioni per chi lavora in ambito RSA, la cui chiave sta nel smettere di accontentarsi del “buono” e diventare architetti di possibilità. Ogni criticità organizzativa deve essere vista come lo stato nascente di un’innovazione, ricordando che la vera cura non è solo un atto tecnico, ma un incontro di umanità potenziato dal metodo e dalla scienza.